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Dott.ssa Laura Rinella       Via Salaria, 195 Roma                 cell. +3442956766

I disagi dell'adolescente. Comportamenti e segnali fisici: i campanelli d'allarme in adolescenza

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In adolescenza i disagi più frequenti sono a livello nevrotico con manifestazioni  per lo più di tipo comportamentale o psicosomatico, la cui trattazione più avanti.

Non è affatto semplice per i genitori capire se l'adolescente stia vivendo un disagio di cui occorrerebbe preoccuparsi oppure si tratti di un fenomeno legato semplicemente alla fase di crescita, pertanto fisologico e transitorio da non drammatizzare.

Sfidare, provocare, opporsi, contestare, criticare, in particolare i genitori - chiudersi nella propria stanza, dare maggiore spazio e  importanza agli amici che alla famiglia,  sono comportamenti che appartengono all'adolescente.

I vistosi cambiamenti comportamentali tipici dell'adolescenza confondono i genitori che non di rado faticano a tracciare la linea di demarcazione

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Cosa fare quando l'adolescente ha un disagio, quale psicoterapia?

prolemi dell'adolescente psicologo psicoterapeuta Roma Il disagio dell'adolescente è generalmente correlato a problemi che riguardano i suoi contesti di appartenenza, come famiglia, scuola, sociale e  impatta in vario modo sul sistema famiglia, rendendo ancora più difficile ai genitori sia la ricerca di soluzioni appropriate sia mantenere un equilibrio possibile, seppure precario.
Per questo i disturbi  dell'adolescente andrebbero decodificati non solo in relazione alle sue peculiarità personali, ma anche alla luce di quanto avviene nei suoi ambiti di appartenenza, famiglia, scuola, sociale.
Un approccio indicatissimo per i disagi dell'adolescente e i problemi di rapporto genitori-figli è quello sistemico-relazionale, considerato elettivo per i disagi familiari, dell'adolescente e del bambino.

Studio di psicologia e psicoterapia Roma

Mi occupo da moltissimi anni di disagi adolescenziali e relazione genitori-figli attraverso azioni di consulenza, sostegno, psicoterapia ad indirizzo sistemico-relazionale

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ADOLESCENZA ISOLAMENTO SOCIALE PSICOLOGO ROMA NORD

adolescente isolato psicologo roma nordQuando l’adolescente si isola cosa fare

L'adolescente isolato, che si chiude al mondo, cresce senza la possibilità di fare esperienze fondamentali e maturative, mutilato di quei confronti significativi con il mondo reale, delle relazioni, della socialità, delle norme, dei confronti con  i pari e con gli adulti significativi e di tutto quel bagaglio di vissuti che contribuiscono alla sua crescita, alla maturazione della propria identità e personalità integrata. Il suo intero benessere psico-sociale corre seri rischi presenti e futuri. L’adolescenza è un periodo di delicati equilibri, in cui tutti i nodi vengono al pettine e una leggera scossa può provocare un cataclisma.
 
Quando il ritiro dell'adolescente si protrae cosa fare
 
Al di là delle differenze individuali, ci sono però delle situazioni comuni in cui l’adolescente è seriamente a rischio: quando il comportamento di ritiro sociale si protrae per un tempo significativo è necessario rivolgersi a un professionista del settore come lo psicologo/psicoterapeuta per indagare e comprendere le aree di sofferenza dell’adolescente e strutturare un percorso che possa consentirgli di ritrovare serenità e il giusto equilibrio fra indipendenza e socialità.
I campanelli d’allarme iniziali dunque non sono da sottovalutare ed è bene intervenire per tempo, prima che la situazione si cronicizzi e si strutturi in un disturbo vero e proprio.
 

Trattamento adolescente isolato nel mio studio a Roma

Tratto i disagi adolescenziali attraverso percorsi clibnici di sostegno ai genitori, terapia individuale, terapia familiare medianto l'approccio sistemico-relazionale particolarmente indicato per i disagi adolescenziali e per fornire ai genitori indicazioni utili nella gestione del loro rapporto col figlio e con la sua sofferenza.
 
 Perché un ragazzo si chiude nella propria stanza?
 

 1)L'individuazione in adolescenza

Quando un ragazzo varca la soglia dell’adolescenza, il processo di individuazione è prossimo al culmine: ai cambiamenti fisici si accompagnano quelli mentali/ psichici e relazionali.
E proprio in relazione a questo percorso di crescita che l’adolescente sente il bisogno di conquistare la propria autonomia e indipendenza rispetto alla propria famiglia.
Meno spazio sarà dedicato alla compresenza con i genitori con la definizione di uno spazio privato solo per sé, mentre si verifica un’apertura verso la socialità, il rapporto con i pari e con il gruppo di appartenenza.
 
2)Il magico mondo della cameretta
 
Lo spazio fisico che per primo ci segnala la necessità dell’adolescente di crescere e camminare a grandi passi sul sentiero dell’autonomia è la sua camera che diventa un luogo sicuro in cui rifugiarsi.
Chiudere le porte della propria stanza significa avere uno spazio fisico e emotivo per stare da solo con sé stesso, con le sue emozioni, con i suoi cambiamenti, dove ricercare indipendenza dai genitori.
Nelle mura della sua camera l’adolescente sta costruendo una sua identità, fatta di inclusioni (comprende, accoglie e modella ciò che gli piace) e di contrasti, di rivisitazioni e rifiuti verso ciò che, al momento, gli appare negativo o da riconsiderare (su tutti i genitori idealizzati e la relazione con loro).
Dunque, il chiudersi in camera degli adolescenti è un processo fisiologico, naturalmente correlato alla crescita, alla conquista di sé, della propria autonomia e individuazione.
Niente di cui preoccuparsi allora se la cameretta diventa per l’adolescente luogo sacro e inviolabile dai genitori, dove trascorrere più tempo che in epoche precedenti, ma con equilibrio.
 
3)Se si incrina l'equilibrio fra gli spazi vitali dell’adolescente-l'isolamento
 
C'è  tuttavia un equilibrio anche nel “chiudersi in camera”, che deve essere sì uno spazio sicuro per l’adolescente, ma non l’unico spazio della sua vita.
Dovrebbe infatti sussistere un certo equilibrio nel tempo speso tra gli ambiti in cui l’adolescente si muove cioè quello individuale, familiare, extra familiare (istituzionale/scolastico/sportivo), gruppo dei pari/relazioni amicali.
Un equilibrio che tuttavia talvolta si può incrinare e la cameretta può diventare il luogo in cui viene speso gran parte del proprio tempo quotidiano a discapito delle altre attività e spazi.
 
Questa modalità può divenire persistente e poi pervasiva della quotidianità dell’adolescente, il quale può poi infatti restringere drasticamente e annullare il tempo dedicato alle attività quotidiane tipiche dell’età (scuola, studio, sport, amicizie). Finisce così per ritrovarsi sempre più impegnato in attività solitarie, a scapito della socialità, fino a disinvestire sulla scuola, sulle attività sportive, arrivando talvolta a non uscire nemmeno di casa. Il ritmo della giornata cambia, fino ad arrivare a una tipica inversione del ritmo sonno-veglia.
 
Ciò che si manifesta allora è un vero e proprio comportamento di ritiro sociale perpetuato, dove l’adolescente elude attivamente e costantemente ogni proposta di coinvolgimento da parte di familiari e amici con l’instaurarsi dell’evitamento di ogni situazione sociale come strategia di coping disadattiva, confluendo ad esempio in un disturbo di ansia/fobia sociale.
L’adolescente sta così involontariamente comunicando una profonda sofferenza, un blocco, un’impasse che da solo non riesce a superare.
 
Le cause di un disagio possono essere le più diverse, pensiamo all’individuo come un organismo bio-psico-sociale e unico in cui la difficoltà si può leggere in termini ampi, come un interrelarsi di concause sfavorevoli (peculiarità personali e apporti ambientali) che producono determinati effetti patologici sempre differenti, sia per qualità sia per intensità, per ogni individuo, anche a parità di input.
 
L’isolamento spesso ha a che fare con difficoltà ad affrontare le richieste ambientali, le pressioni sociali, il confronto con gli altri, il timore del giudizio, la paura del fallimento, di non essere all’altezza delle situazioni, che sarebbero esse stesse il portato dell’intreccio tra i fattori sopra citati.
 
I comportamenti di ritiro sociale, ovvero di isolamento, possono verificarsi in tutte le età, ma giocano un ruolo significativo specialmente durante l’adolescenza, poiché è in questa età che l’appartenenza e, per contrasto, la non-appartenenza a determinati gruppi e ai contesti extra-familiari (scuola, associazioni sportive o di attività varie) sono estremamente salienti per quanto concerne lo sviluppo e l’affinamento delle competenze sociali, relazionali e la maturazione della propria identità. In particolare il gruppo dei pari ha una funzione di inclusione, ha determinate norme implicite in cui il singolo necessita di rispecchiarsi per potervi appartenere, ed è fonte di confronto e crescita.
 
BIBLIOGRAFIA:  M. Andolfi, C. Loriedo, V. Ugazio - Depressione e sistemi-il peso della relazione- Franco Angeli
M.  Ammanniti-Psicopatologia dello sviluppo- R. Cortina Editore
 

ADOLESCENZA E SVILUPPO

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Lo sviluppo fisico nell'adolescente psicologo roma

La forte tempesta ormonale che connota la fase adolescenziale, trasforma rapidamente il corpo e la psiche dell'adolescente  conducendolo a diventare man mano un giovane adulto.

In questa lunga fase di transizione dalla fanciullezza  all'età adulta, si verificano rapidi e cospicui cambiamenti che costringono l’adolescente a fare i conti con un'immagine di sé in costante trasformazione.

Una fisicità che non va in sincrono con la maturazione psichica, spesso nemmeno con l’età biologica e che è spesso motivo di imbarazzo e vergogna.

Anche lo sviluppo cerebrale non è ancora completo, non possiamo considerare l'adolescente un adulto in miniatura e pretendere che ragioni e si comporti in modo maturo.

Il corpo assume un’importanza centrale per l’adolescente

Un corpo che di frequente non piace, impaccia, che si confronta con quelli dei pari,  nel quale si trova questo o quel difetto. Un corpo che allora si nasconde, si addobba, si camuffa con certi tipi di abbigliamento Un corpo che diventa per l’adolescente un mezzo importante attraverso il quale esprimersi, per attribuirsi/esibire un’identità seppur fittizia, per segnalare l'appartenenza a un gruppo, a un'ideologia…così come  abiti, acconciature, tatuaggi, piercing, testimoniano

Un corpo sul quale convogliare i propri disagi come ad esempio avviene nei disturbi alimentari-anoressia, bulimia, diete drastiche, abbuffate

Il passaggio da un corpo infantile a un corpo sessuato prevede poi  un riassestamento psicologico, sociale, relazionale non semplice e faticoso.

Il ragazzo si deve calare in un’immagine di sé nuova con una precisa identità sessuale e dunque in un nuovo ruolo sociale.

Ne consegue la sperimentazione di nuovi legami affettivi e la messa in discussione di quelli interiorizzati in precedenza con i genitori.I contesti extra-familiari vengono privilegiati per nuove frequentazioni ed esperienze  Il gruppo dei pari assume una valenza fondamentale e le spinte sessuali si fanno via via sempre più intense; forte diviene la necessità di sperimentare la propria sessualità con un possibile partner.

BIBLIOGRAFIA: M.Ammanniti, Psicopatologia dello sviluppo, Cortina 

L'ABBANDONO DELLA SCUOLA PSICOLOGO ROMA NORD

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L'abbandono della scuola superiore - Drop out

Molti sono i ragazzi che lasciano la scuola superiore prima del termine degli studi.
La percentuale stimata si situa attornoal 30% degli iscritti, con un picco al primo anno con un decrescere costante negli anni a seguire.
L’alto numero di bocciature e abbandoni al primo anno di superiori è conseguente a più di un fattore da esaminare caso per caso:
  • Una scelta erronea poco pensata e scarsamente consapevole, compiuta in base a:
  1. vicinanza della scuola alla propria abitazione
  2. scelta degli amici,
  3. scelta di moda,
  4. scelta dei genitori,
  5. non conoscenza dell’impegno da profondere in tempo studio, delle discipline curriculari, delle caratteristiche del contesto (corpo docente e relativo turn over, standard troppo elevati, clima competitivo),
  6. scarsa conoscenza delle proprie inclinazioni, interessi, abilità, potenzialità, competenze apprese.
  • Territorio con scarse opportunità formative, sociali, culturali. Presenza o meno di possibilità lavorative, o/e devianza, criminalità.
  • Aspettative deluse dalla realtà scolastica
  • Problematiche familiari, rapporti conflittuali, mancanza di fiducia, di supporto nelle difficoltà.
  • Metodo di studio poco efficace che comporta uno scacco scolastico con successivo effetto domino.
  • Fase adolescenziale
  • Peculiarità personali, vulnerabilità allo stress, ai cambiamenti, difficoltà di adattamento, disturbi nevrotici /altri in strutturazione
  • Pregresse difficoltà/insuccessi scolastici

Cosa fare per affrontare l'abbandono della scuola

Di fronte a un prolungato rifiuto di frequentare la scuola o a un abbandono è bene intervenire per indagarne i motivi con l'aiuto di uno specialista per fornire al ragazzo la possibilità di superare l’impasse che gli impedisce di investire su stesso e sul proprio futuro in modo congruo alla sua età. Insistere semplicemente sull'obbligo di frequenza  solitamente sortisce l'effetto di un rinforzo al rifiuto esitando nella cronicizzazione del problema.

Chiedere tempestivamente una consulenza psicologica è la scelta più opportuna per comprendere quali sono i fattori che sostengono il problema e per intervenire su essi, in modo da evitare che la situazioni peggiori e il ragazzo corra rischi come ad esempio quello di isolarsi, vagabondare, unirsi a gruppi devianti.

Studio Roma Nord consulenza psicologica e trattamento disagi degli adolescenti

Mi occupo di disagi asolescenziali da circa tre decenni, lavorando nel setttore pubblico per la prevenzione del disagio giovanile (scuole, docenti, alunni, adolescenti, genitori) e nel privato  con i genitori e con gli adolescenti stessi. Il ragazzo che abbandona la scuola purtroppo corre seri rischi per il proprio futuro e non solo professionale, ma sociale, relazionale, psichico. E' bene fare attenzione a un rifiuto prolungato e attivarsi per affrontare tempestivamente il problema. 

FOBIA DELLA SCUOLA IN ADOLESCENZA

adolescente fobia scuolaFobia della scuola in adolescenza

Il rifiuto della scuola o fobia scolare in adolescenza ha caratteristiche e manifestazioni differenti rispetto all’infanzia, fase in cui l’ansia sottostante si manifesta in modo più evidente.
A differenza del bambino, l’adolescente infatti giustifica il voler restare a casa con pretesti di vario tipo: paura di non essere preparato a sufficienza, timore di interrogazioni o prove, insegnamenti poco interessanti, disturbi somatici.
 
L’adolescente che rifiuta la scuola non ha però perso interesse o motivazione per lo studio e il suo comportamento non deriva nemmeno da pigrizia. In qualche modo il ragazzo evita di confrontarsi con una situazione spiacevole che evidenzia e peggiora il suo stato di ansia o angoscia.
 
Il rifiuto della scuola va perciò distinto dal disinvestimento scolastico nel quale l’adolescente perde progressivamente l’interesse per gli studi fino ad abbandonarli. Si tratta  di due condizioni molto differenti che non vanno confuse.

La fobia della scuola nell'adolescente segnala una difficoltà interiore, un disagio e può anche essere in comorbilità con altri disturbi, come ad esempio altre fobie, comportamenti ossessivi, stati di indifferenza, distacco, apatia, scarsa affettività, inibizione intellettiva o la manifestazione di uno stato depressivo.

La sua comparsa non è dunque da sottovalutare; il suo perdurare senza interventi adeguati può condurre  al disinvestimento scolastico e poi al drop out, con successive difficoltà di inserimento nel tessuto sociale e lavorativo.
 
Importante sottolineare che l’adolescente sta attraversando una fase difficoltosa di sviluppo, ricca di progressive trasformazioni psicofisiche, relazionali, trasformazione nella quale sono fortemente coinvolti anche i rapporti familiari.
Comprensibile dunque come le dinamiche familiari giochino un ruolo rilevante nel concorrere a determinare o sostenere il problema, così come possibili eventi critici pregressi o altro, secondo la situazione specifica.
L'apporto dei genitori  nel gestire correttamente il problema è perciò molto importante.
 
Come intervenire
 
Rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta è fortemente suggerito per una valutazione diretta e specifica.
L’approccio sistemico-relazionale è particolarmente indicato per comprendere da cosa derivi e sia sostenuto il problema (fattori personali e relativi ai contesti di appartenenza del ragazzo famiglia, scuola, sociale) e poter intervenire in modo proficuo.
 
BIBLIOGRAFIA: Marcelli  Alain Bracconnier  a cura di  M. Ammaniti , A. Novelletto, Adolescenza e psicopatologia, Masson

ADOLESCENTI E ALCOL

psicologoadolescentiromanordAdolescenti:uso e abuso di alcol

Binge drinking ovvero abbuffate alcoliche, una moda dilagante tra gli adolescenti.
Si moltiplicano infatti i casi di coma etilico in giovane età e non solo tra i  giovani di sesso machile ma anche tra le ragazze.
 
 Sempre più diffusa tra gli adolescenti la "moda" di bere alcolici anche in grande quantità. Bere a stomaco vuoto, bere in discoteca, sballare, in particolare il fine settimana e quando si è tra amici.
 
Bevande a gogo, cocktail, birre, shottini, per far parte del gruppo, superare le timidezze e le inibizioni, trasgredire le regole, dimenticare i problemi. Peccato che non sia proprio così, poiché se nell'immediato l'alcol rende euforici e disinibiti,  espone nel contempo  i ragazzi a seri rischi di cui non si rendono conto.
 
Sì perché l'alcol induce a sottostimare i rischi, già di per sé una caratteristica dell'adolescente, e a  sovrastimare le proprie abilità, induce aggressività, distorsioni percettive, fa perdere il controllo  esponendo chi ne abusa a mettere a repentaglio la propria incolumità e non di rado, purtroppo, la vita come avviene per gli incidenti stradali all'uscita delle discoteche.
 
Mancano le informazioni, una sufficiente sensibilizzazione  sugli effetti dell'alcol a breve, medio e lungo termine. Il suo abuso protatto genera infatti seri danni alla salute.
L'abuso di alcol tra i giovani purtroppo non viene sufficientemente scoraggiato e  la facilità con cui è possibile consumarlo o acquistarlo  fa in modo che il fenomeno anziché arretrare si alimenti.
 
Purtroppo non di rado si accompagnano le bevande alcoliche a sostanze psicotrope, con effetti combinati.
Se  le quantità di alcol ingerito superano  il livello  di tolleranza si può incorrere nel coma etilico che necessita di urgente intervento medico.
 
Le prediche servono poco ai ragazzi, spesso ottengono gli effetti contrari a quelli desiderati.
Ciò che invece aiuta è accompagnarli a diventare consapevoli sui rischi dell'alcol, è ascoltare il loro parere in merito, stimolare il dialogo socratico, accompagnarli a riflessioni responsabilizzanti.
Il buon bere è possibile, all'età consentita, si può imparare a bere in modo responsabile conoscendo i meccanismi di azione dell'alcol, i suoi effetti sul comportamento e sulla salute, i limiti di tolleranza.
 
Prevenire è meglio che curare. Educare alla salute ancora prima dell'età sensibile, sia nelle scuole, ma soprattutto in famiglia può davvero aiutare a  non incorrere in guai seri successivamente.
Se ci rendiamo conto che per nostro figlio è un'abitudine alzare il gomito o abusare di sostanze, cerchiamo un aiuto specialistico, poiché l'abuso costante e ripetuto segnala un possibile disagio.
Lo psicologo e psicoterapeuta sono le figure cui riferirsi.
 
L'approccio sistemico-relazionale è  considerato dalla comunita scientifica molto indicato per i disagi adolescenziali.
 
 BIBLIOGRAFIA:
M. Plant, Comportamenti a rischio negli adolescenti, Erickson
Ciacci Giannini, Accompagnare gli adolescenti, Erickson
M. Andolfi, La terapia con la famiglia, Astrolabio