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Dott.ssa Laura Rinella       Via Salaria, 195 Roma                 cell. +3442956766

PSICOLOGO ROMA NORD DISAGI E DISTURBI DEI BAMBINI

Difficoltà, disagi, disturbi dei bambini

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I canali privilegiati di espressione di difficoltà e disagi emotivi in età evolutiva  sono quelli psicosomatico e comportamentale.

Le manifestazioni sintomatiche dei bambini hanno  un repertorio vasto e mutevole  secondo l’età di sviluppo e le peculiarità del singolo bambino.

Tanto più il bimbo è piccolo tanto più le sue manifestazioni di disagio sono di tipo psicosomatico come ad esempio vomito, eczema, disturbi gastroenterici,  poi più in là anche  cefalea, dolori articolari, lamentele somatiche.

Via via con la crescita troviamo anche modi più elaborati di espressione della sofferenza emotiva  afferenti alla sfera del comportamento - tra i quali  tristezza persistente, chiusura, irrequietezza, irascibilità, irritabilità, difficoltà di concentrazione, auto o etero aggressività, problemi scolastici, problemi relazionali, disturbi del sonno.

I sintomi sono da considerarsi possibili  indici di un disturbo nel momento in cui sono persistenti e non legati a singoli eventi o circoscritti a un ristretto lasso di tempo.
Lo sviluppo inoltre comporta anche  crisi evolutive del tutto fisiologiche legate ai cambiamenti della crescita che possono perturbare il bambino e magari anche preoccupare i genitori,  ma che si risolvono da sé.
E' infatti  dal momento in cui  sintomi si protraggono oltre un ragionevole limite di tempo e sono di qualità e intensità tale da interferire con il corretto funzionamento del bambino, si può ipotizzare che siano indici di un disagio emotivo al quale occorre prestare attenzione.

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COSA FARE IN CASO DI SOSPETTO DISAGIO IN ETA' EVOLUTIVA

Cosa fare se un bimbo mostra segni di disagio? Quando ricorrere allo psicologo? La terapia sistemica con i bambini

 Difficltà disagi bambini psicologo romaSono molteplici i segnali di sofferenza emotiva di un bambino tra cui tristezza, problemi comportamentali, ansia, irritabilità, regressioni, problemi scolastici, somatizzazioni, per citarne alcuni.

Rivolgersi allo psicologo diventa opportuno quando i sintomi sono persistenti e non in relazione alla fase di  sviluppo evolutivo in corso, in termini di qualità. intensità e durata. 

Se il disagio è di  tipo somatico è doveroso in prima istanza sentire il parere del pediatra.

Nel bambino disturbi del comportamento e somatizzazioni sono un campanello d'allarme da non sottovalutare e hanno un significato che va decodificato alla luce delle  peculiarità del bambino e di quanto avviene nei suoi contesti di riferimento, in primo luogo quello familiare.

Importante è infatti comprendere quanto avviene in famiglia, sia nell'affrontare il problema del bambino sia per comprendere eventuali dinamiche disfunzionali a monte del problema o che possano in qualche modo sostenerlo per poi  poterle modificare sotto la guida del terapeuta.

L’apporto dei genitori è importante nella risoluzione dei problemi del bambino, per questo uno dei trattamenti più indicati è quello sistemico-relazionale, utile anche per supportare i genitori nel cercare e mettere in atto modalità e strategie volte alla corretta gestione del problema, alla sua risoluzione.

E' infatti  auspicabile che la comprensione piena del significato di una difficoltà in età evolutiva  avvenga attraverso la conoscenza del contesto famigliare in cui il bambino è cresciuto, ha appreso, si è sviluppato e l’osservazione delle relazioni che in questo intercorrono.
Modalità oltretutto utile nel rendere i genitori co-protagonisti dell’intervento terapeutico ed efficace per aiutarli ad adottare strategie adeguate per riportare il minore al benessere, che poi significa benessere per l’intero nucleo.
Il primo incontro solitamente è riservato ai soli genitori per consentire loro di parlare liberamente delle difficoltà in atto, senza la presenza del minore.
Utile e quasi sempre opportuna comunque  l'osservazione diretta del nucleo che fornisce preziose informazioni sulle dinamiche interattive in essere.

Abbastanza frequente che il successivo intervento sia rivolto ai soli genitori, protagonisti sotto la guida del terapeuta, nel modulare diversamente le dinamiche che sostengono e alimentano il problema.

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IL RIFIUTO DELLA SCUOLA DELL'INFANZIA/SCUOLA MATERNA

fobiascuolaasiloIl rifiuto della scuola dell'infanzia/ scuola materna

L’ingresso alla scuola dell’infanzia ovvero l’asilo non è sempre esente da difficoltà, soprattutto se il bambino non è stato inserito al nido in precedenza e/o ha difficoltà a separarsi dalla madre o dal caregiver abituale.

Chi come genitore, non ha mai assistito ai pianti dei bimbi che varcano per i primi giorni le porte della scuola? Rientra infatti nei comportamenti fisiologici per età la protesta iniziale e la difficoltà a inserirsi in un ambiente nuovo nella prima infanzia, se poi però si risolve a breve e il bambino si adatta.

Alla protesta iniziale di separarsi dalla madre, ai pianti, segue poi gradualmente una fase di calma  in cui il pianto cessa e il bimbo segue le attività. Dopo alcuni giorni il bimbo è sereno e va a scuola volentieri.

E’ la reiterazione della protesta, la difficoltà protratta nell’inserimento, il mancato adattamento, che dovrebbe essere attenzionato .

In un’età precoce come quella della prima infanzia, il rifiuto della scuola si manifesta con ansia marcata e conseguente consistente agitazione, pianti protratti e disperati, suppliche, forte opposizione.

Si tratta di ansia di separazione, della difficoltà a staccarsi dal care giver, solitamente la figura materna, di lasciarla sola. Lo stile di attaccamento alla figura di accudimento e la qualità delle relazioni familiari in toto, giocano un ruolo determinante nel manifestarsi di questo disagio che tale si può definire se si protrae nel tempo, oltre le due settimane.

Molto importante è l'atteggiamento della figura di riferimento alla separazione, i segnali verbali o comportamentali in risposta alla protesta del bambino. Una madre ansiosa, ad esempio, invierà involontariamente al figlio la difficoltà di separarsi da lui che rinforzerà il problema.

L'opposizione e le proteste del bambino persistenti  oltre le due settimane segnalerebbero un disagio  al quale prestare attenzione. Senza lasciar trascorrere troppo tempo e creare inutili allarmismi, sarebbe il caso di sentire il parere di uno psicologo, ricordando che la prevenzione risparmia il consolidarsi e il peggioramento dei disagi, quando ve ne sono.

Un orientamento molto indicato per questo tipo di difficoltà è quello sistemico-relazionale, che può accompagnare i genitori nella corretta  gestione del problema, essendo il loro apporto fondamentale per aiutare il proprio figlio a riconquistare la serenità e aiutarlo a frequentare la scuola senza problemi.

Bibliografia: Bowlby John, Attaccamento e  perdita: vol 1. L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri

M.Ammanniti, Psicopatologia dello sviluppo, Cortina

IL RIFIUTO DELLA SCUOLA NEL BAMBINO

IL RIFIUTO DELLA SCUOLA NEL BAMBINO

bambinorifutoscuolaIl rifiuto della scuola in età scolare (elementari), è espresso dal bambino il più delle volte da sintomi fisici, spesso gastro intestinali, mal di testa, lamentele somatiche, attraverso le quali chiede di restare a casa.

Una volta che il bambino ha ottenuto di non andare a scuola, si tranquillizza e i sintomi svaniscono  Se tale rifiuto non è occasionale, ma protratto oltre le due settimane, segnala un disagio da non trascurare e  di cui bisogna capire il significato.

Il rifiuto della scuola, può manifestarsi in relazione a un avvenimento negativo a scuola, anche se più di frequente trova un possibile riscontro nelle dinamiche interattive familiari o nella difficoltà di separarsi dalla madre. 

È comunque l’espressione di un disagio che il bambino prova, il cui significato andrebbe compreso alla luce di quanto avviene nei suoi principali contesti di riferimento - famiglia, scuola - e alle sue specificità personali, percorso evolutivo, storia familiare, per poi poter intervenire attivamente.

Comprendere la funzione di questo comportamento sintomatico, e da cosa sia sostenuto e alimentato, è importante per la sua risoluzione. Bisogna restituire al bambino la serenità per riprendere a frequentare la scuola liberandolo dalle difficoltà  attraverso risposte appropriate, poiché la frequentazione della scuola è imprescindibile  non solo per la funzione didattica, ma anche per quelle socializzante e educativa, come sappiamo.

Quando è in atto un ostinato rifiuto è infruttuoso tentare di ricondurre il bambino alla ragione o forzarlo. Pur se animati da buone intenzioni, è opportuno evitare feedback che possono rinforzare il problema e fondamentale sapere come gestire il comportamento del bambino con modalità idonee.

Quando il rifiuto della scuola si protrae per un periodo di tempo significativo, occorre esaminare con attenzione il problema, mediante  la consultazione di uno specialista per evitare la cronicizzazione e il peggioramento delle difficoltà e per adottare le soluzioni  adeguate alla loro risoluzione.

 L'approccio sistemico-relazionale  è particolarmente indicato  per fornire  ai genitori strategie adeguate per gestire  e affrontare le difficoltà e accompagnare il bambino nel loro  superamento, affinché possa riprendere a frequentare serenamente  la scuola.

La comprensione e la gestione del disagio del bambino da parte dei genitori sono importantissime, al fine di modulare in modo appropriato alla risoluzione del problema comunicazioni e comportamenti rivolti al bambino in difficoltà.

BIBLIOGRAFIA: M. Ammanniti, Psicopatologia dello sviluppo, Cortina

Autori vari, Psicoterapia relazionale con i bambini, Astrolabio